Sedici sviluppatori con anni di esperienza sul proprio codice hanno usato strumenti AI su 246 problemi reali. Prima di cominciare stimavano che avrebbero lavorato il 24% più in fretta, e a lavoro concluso erano convinti di essere andati il 20% più veloci. Il cronometro diceva un’altra cosa, cioè che erano stati il 19% più lenti. È l’esperimento pubblicato da METR nel luglio 2025, il più scomodo fra quelli disponibili sul risparmio di tempo con l’AI, anche se quest’anno gli stessi autori lo hanno poi dichiarato superato. Vale comunque per il tema principale di questo articolo sulla produttività, ossia che quello che senti e quello che misuri possono avere segno opposto.

Perché l’AI sta cambiando il modo di lavorare dei professionisti

Il cambiamento è reale ed è misurato, ma non è un moltiplicatore uniforme che si applica a chiunque. Su 5.179 agenti di supporto clienti di un’azienda software americana, l’accesso a un assistente conversazionale ha aumentato del 14% i problemi risolti per ora, secondo il working paper NBER w31161. Il guadagno vale +34% per i lavoratori alle prime armi e si riduce quasi a zero sui più esperti. 

Nell’esperimento del METR citato sopra, sviluppatori esperti che lavoravano su repository conosciuti in media da cinque anni sono andati il 19% più lenti. Nel proprio aggiornamento del 24 febbraio 2026 METR dichiara quel risultato superato e ritiene probabile che oggi l’accelerazione sia maggiore, ma precisa di non poterla quantificare: chi resta nello studio tende a essere chi dall’AI trae più vantaggio, e questo effetto di selezione lascia la nuova stima molto incerta.

Sui 758 consulenti dello studio pubblicato su Organization Science, chi usava GPT-4 sui diciotto compiti dentro la portata del modello ha completato il 12,2% di compiti in più impiegando il 25,1% di tempo in meno, con qualità superiore. Sul compito costruito fuori da quella portata, le stesse persone con lo stesso software avevano 19 punti percentuali in meno di probabilità di arrivare alla risposta giusta, pur impiegandoci meno tempo. 

In Italia, secondo il report Istat, Imprese e ICT 2025, il 16,4% delle imprese con almeno dieci addetti usa almeno una tecnologia di IA, contro l’8,2% del 2024, con le grandi imprese al 53,1%. Il guadagno dipende quindi da chi lavora e da dove cade il compito, molto più che dallo strumento scelto. Se ti interessa il quadro più largo, ne abbiamo parlato guardando ai trend AI per i professionisti.

I flussi di lavoro che fanno risparmiare più tempo

Le famiglie di compiti che seguono sono quelle in cui il meccanismo funziona meglio, anche se nessuna di esse porta con sé una percentuale garantita per una professione in particolare.

AI per professionisti

Email, documenti, riunioni

La funzione «Take notes for me» di Google Meet raccoglie le note in un documento, offre un riassunto a chi entra in ritardo e manda il recap via mail all’organizzatore, in italiano fra le lingue supportate e una lingua per volta, ed è stata estesa ad agosto 2026 anche alle riunioni in presenza. Il Copilot nelle riunioni Teams riassume i punti chiave indicando chi ha detto cosa e propone azioni da fare, con il riepilogo intelligente legato alla licenza Teams Premium o Copilot.

Qui il dettaglio più utile arriva dal fornitore stesso. Ad esempio, Google dichiara che i riassunti possono essere incompleti o inaccurati e raccomanda la funzione per riunioni fra i quindici minuti e le otto ore. Alla data di questa ricerca non risultano misure indipendenti del tempo risparmiato da queste funzioni, quindi è documentato solo cosa fanno, e non ancora quanto facciano risparmiare. Copilot Chat è incluso con un abbonamento Microsoft 365 e lavora sul web, Microsoft 365 Copilot ha invece una licenza a parte e lavora sui dati aziendali.

Ricerca, analisi, sintesi

Il valore sta nel grounding, cioè nell’ancorare la risposta ai documenti reali dell’organizzazione invece che alla memoria del modello. Microsoft 365 Copilot lo fa sui contenuti di Microsoft Graph mostrando soltanto i dati a cui la persona ha già accesso, vincolo che per chi ha responsabilità sul personale conta quanto la funzione stessa.

In direzione opposta va la valutazione pre-registrata dello Stanford RegLab su strumenti AI di ricerca giuridica, che ha misurato risposte inventate o non supportate dalle fonti nel 17% dei casi per un prodotto e nel 33% per un altro, contro il 43% di un modello generalista, concludendo che le affermazioni dei fornitori sono sovrastimate. I test sono del 2024 e i prodotti sono cambiati, quindi la cifra puntuale non va presa come attuale. La promessa «zero allucinazioni» è stata smentita da una misura indipendente e se ti interessa innestare tutto questo nei processi esistenti trovi le best practice per ottimizzare i processi aziendali con l’AI.

Contenuti, report, presentazioni

L’esperimento sui 453 professionisti laureati riguardava esattamente questa famiglia, cioè comunicati, brevi report ed email delicate, con il taglio del 40% sul tempo e il 18% di qualità in più, sempre ricordando che il modello era quello del 2023. Nell’analisi di 1,1 milioni di messaggi inviati a un assistente conversazionale, la scrittura risulta il compito di lavoro dominante, con l’avvertenza che i dati e diversi autori sono di OpenAI.

Pianificazione e gestione attività

Strutturare una scaletta, scomporre un progetto in passi, riordinare le priorità o preparare un ordine del giorno sono usi plausibili, l’evidenza qui è la più sottile di tutte e nessuno li ha misurati col cronometro. L’unico appiglio solido riguarda il coordinamento: nell’esperimento su 776 professionisti di Procter & Gamble alle prese con sfide reali di innovazione di prodotto, i singoli che lavoravano con l’AI eguagliavano la performance dei team senza AI, e le barriere fra ricerca e sviluppo e funzione commerciale si attenuavano. Il segnale qui riguarda la collaborazione, più che i minuti risparmiati.

Come progettare un workflow AI efficace

Se nessuno può dirti quanto risparmierai, resta il modo di scoprirlo sul tuo lavoro in un paio di settimane.

Individuare i colli di bottiglia

Dagli esperimenti esce un criterio netto, per cui il guadagno è massimo dove sei meno esperto e il compito è ben delimitato, e tende a zero dove padroneggi già la materia. Lo dicono il +34% sui novizi del supporto clienti, l’adozione e i guadagni maggiori fra i meno esperti nello studio sui 4.867 sviluppatori, che ha coautori Microsoft, e il segno negativo su chi lavorava da anni sullo stesso codice.

Integrare senza rivoluzionare il modo di lavorare

Fra le imprese italiane che hanno valutato e non realizzato investimenti in IA, il primo ostacolo dichiarato a Istat è la mancanza di competenze adeguate, al 58,6%, davanti a chiarezza normativa al 47,3% e qualità dei dati al 45,2%. C’è anche un obbligo, perché l’articolo 4 del Regolamento UE 2024/1689, applicabile dal 2 febbraio 2025, chiede a fornitori e deployer di garantire un livello sufficiente di alfabetizzazione in materia di IA del proprio personale. Il deployer è chi usa il sistema nella propria attività professionale, quindi lo studio o l’azienda, non solo chi sviluppa il modello. Per il lato risorse umane abbiamo raccolto il quadro nell’articolo sull’intelligenza artificiale per le risorse umane.

Gli strumenti più utili

Le funzionalità cambiano ogni trimestre, mentre i criteri per giudicarle restano gli stessi.

Caratteristiche da valutare

Guarda prima su quali dati lavora lo strumento e con quali permessi, perché un assistente fondato sui documenti aziendali che rispetta i diritti di accesso esistenti è una cosa diversa da uno che risponde a memoria. Controlla poi cosa dichiara il fornitore sui propri limiti, e diffida di chi non ne dichiara nessuno, visto che Google ammette per iscritto che i riassunti possono essere sbagliati mentre la promessa di zero citazioni inventate di un fornitore legale è stata smentita da una misura indipendente. Il terzo criterio è quanto l’output è verificabile, cioè se ti riporta alla fonte in un clic o se ti chiede di credergli. L’ultimo criterio riguarda il consenso quando lo strumento registra o trascrive persone, tema su cui Google Workspace ha introdotto ad aprile 2026 un controllo per richiedere il consenso esplicito dei partecipanti.

Assistenti conversazionali, agenti, automazione

Un assistente conversazionale risponde in un turno e chiude lì la conversazione, un agente esegue più passi in autonomia, e un’automazione applica regole deterministiche che scattano da sole, senza un modello che decide. La distinzione serve perché il grado di autonomia decide quanta verifica serve, e la verifica costa tempo, cioè esattamente la risorsa che stai cercando di recuperare. L’evidenza sperimentale disponibile riguarda del resto soprattutto gli assistenti conversazionali. Se la scelta riguarda un’organizzazione e non una persona sola, esiste la nostra consulenza sull’AI per le aziende in cui aiutiamo e supportiamo i vari team dei dipartimenti aziendali all’uso corretto ed efficiente dell’AI.

Errori da evitare

Scambiare la sensazione per una misura

I sedici sviluppatori di METR prevedevano un più 24%, a posteriori si attribuivano un più 20%, e il cronometro registrava un  -19%. Che oggi quel meno 19% sia diventato un più, come gli autori ritengono probabile, non sposta il divario fra percezione e misura, che resta lì. Se dici che l’AI ti fa risparmiare un sacco di tempo senza aver misurato, non stai riportando un dato.

Andare più veloci nella direzione sbagliata

Nell’esperimento sui 758 consulenti, dentro la portata del modello si è visto più lavoro fatto, più in fretta e meglio, mentre sul compito fuori portata l’accuratezza è scesa di 19 punti percentuali e il tempo impiegato è calato lo stesso. La velocità di esecuzione non garantisce la correttezza del risultato. Il nome che gli autori danno a questo fenomeno è frontiera frastagliata (o jagged frontier), cioè l’idea che le capacità del modello siano irregolari, che due compiti apparentemente simili e di difficoltà simile possano stare uno dentro e uno fuori dalla sua portata, e che dall’esterno il confine non si veda.

Lasciare cadere la verifica

In una survey su 319 knowledge worker con 936 esempi di prima mano, chi riferisce più fiducia nell’AI generativa ha anche meno pensiero critico, mentre chi ha più fiducia nelle proprie capacità tende ad essere più critico verso questi nuovi strumenti. Sono dichiarazioni delle persone più che misure di prestazione, e la stessa ricerca segnala che il pensiero critico si sposta verso la verifica dell’informazione, l’integrazione delle risposte e la supervisione del compito. Il rischio concreto lo quantifica lo studio Stanford citato sopra, con risposte inventate al 17% e al 33% su strumenti professionali venduti come affidabili, incluse citazioni mai esistite e fonti reali travisate.

I consigli di Data Masters

Scegli un compito solo e misuralo davvero prima e dopo, per due settimane, invece di fidarti della sensazione a fine giornata. Comincia dal compito in cui sei meno esperto, perché è lì che si trovano i veri vantaggi. Tieni la verifica aperta soprattutto dove non sapresti riconoscere una risposta sbagliata, dato che spesso è proprio lì che un errore passa inosservato.

Diffida di chiunque ti prometta una percentuale sul tuo lavoro, perché non esiste un esperimento pubblico che l’abbia misurata su commercialisti, avvocati o responsabili del personale, e chi te la vende la sta ricavando per analogia da popolazioni che non sono la tua. E tieni presente che il primo ostacolo dichiarato dalle imprese italiane è la competenza, al 58,6%, davanti al costo, mentre dal 2 febbraio 2025 l’AI Act chiede a chi usa questi sistemi di garantire al proprio personale un livello sufficiente di alfabetizzazione. Quindi, prima di far risparmiare tempo, questi strumenti chiedono di investirne per imparare a usarli e a verificarli, e la formazione come sempre ritorna ad essere la base di tutto, anche del lavoro che facciamo da anni.

NEWSLETTER

Ricevi direttamente sulla tua mail gli ultimi articoli pubblicati nella nostra sezione AI NEWS per rimanere sempre aggiornato e non perderti nessun contenuto.

Francesco Cipriani

AUTORE:Francesco Cipriani Apri profilo LinkedIn

Francesco è Co-founder di Data Masters, AI Academy per la formazione in Intelligenza Artificiale, Machine Learning e Data Science. È un Ingegnere Informatico specializzato in computer vision. Ha fondato le mie due prime aziende quando era ancora uno studente universitario. AI and Machine Learning sono le sue principali passioni e quotidianamente investe il suo tempo nel comunicare come queste tecnologie stiano rivoluzionando il mondo e cambiando il nostro modo di vivere.