Un agente AI in loop riceve un obiettivo, prova a raggiungerlo, controlla che cosa è successo e sceglie la mossa successiva. Può interrogare un database, eseguire un test, cercare un documento o chiedere l’approvazione di una persona. Continua finché raggiunge il risultato oppure incontra uno dei limiti fissati dal sistema.

Il loop engineering riguarda la progettazione di questo ciclo. Il prompt rimane, insieme a strumenti, dati, verifiche, memoria, autorizzazioni e condizioni di uscita. Se manca un modo affidabile per riconoscere i progressi, l’agente può ripetere lo stesso errore con variazioni sempre nuove. A quel punto abbiamo costruito una macchina che consuma token, non un processo che lavora.

Per capire a cosa serve il loop engineering conviene partire da una domanda concreta. Quale segnale permette all’agente di sapere che il compito è finito bene nel contesto operativo reale?

Cos’è il loop engineering e perché se ne parla

Il termine loop engineering si è diffuso nel 2026 nel dibattito sui coding agents. Addy Osmani lo usa per descrivere il passaggio dalla supervisione continua di una persona a un sistema capace di assegnare lavoro all’agente, controllarne l’esito e conservare lo stato tra un’esecuzione e l’altra.

Da anni gli agenti vengono descritti come modelli che scelgono strumenti e reagiscono al feedback dell’ambiente. Il termine recente sposta l’attenzione dal singolo agente alla progettazione del processo completo. Chi costruisce il sistema deve decidere che cosa avvia il ciclo, quali informazioni riceve il modello, quali azioni sono consentite, come viene verificato il risultato e quando l’esecuzione deve fermarsi.

Loop engineering è ancora un’espressione professionale emergente, priva di una definizione normativa condivisa. Il concetto, però, descrive un problema reale. Quando l’AI affronta un compito composto da più passaggi, la qualità dipende dall’ambiente operativo almeno quanto dipende dalle istruzioni iniziali.

Come funziona un agente AI in loop

In un AI agent loop, il modello riceve l’obiettivo e lo stato corrente producendo una risposta oppure chiedere l’uso di uno strumento. L’applicazione esegue la richiesta, restituisce il risultato al modello e avvia un nuovo turno. Ogni osservazione modifica le informazioni che il modello userà per prendere la decisione seguente.

L’esecuzione termina quando il modello produce un output finale senza richiedere altri strumenti. Se chiede un tool o passa il controllo a un altro agente, il ciclo prosegue. Un tetto al numero di turni può interrompere l’esecuzione quando il sistema non converge.

Il software che circonda il modello (quello che viene chiamato harness) resta responsabile delle azioni eseguite. Il modello può proporre una query, l’invio di una mail o la modifica di un file, il codice decide se e come eseguirla, applicando permessi e controlli. L’analogia che spesso viene fatta con un pilota automatico regge solo se ricordiamo che sensori, freni e spazio di manovra appartengono al sistema costruito attorno al modello.

A cosa servono gli agenti AI in loop?

Gli agenti AI in loop sono utili quando il percorso cambia durante l’esecuzione. Un workflow tradizionale funziona bene con una sequenza già nota. Il ciclo agentico entra in gioco quando il risultato di un passaggio determina quello successivo e non possiamo scrivere in anticipo tutte le diramazioni possibili.

Risolvere attività che richiedono più passaggi

Una ricerca tecnica, il debug di un’applicazione e l’analisi di un archivio richiedono decisioni successive. Un errore del compilatore suggerisce dove intervenire. Una fonte appena trovata apre una nuova pista. Un documento mancante costringe a cambiare percorso e a cercare altrove le informazioni necessarie.

L’agente aggiorna il piano usando informazioni che all’inizio del compito non possedeva. Questa capacità rende il loop adatto ai problemi nei quali una sequenza rigida diventerebbe presto un albero di eccezioni difficile da mantenere.

Correggere errori e migliorare progressivamente il risultato

Gli agenti AI iterativi possono leggere l’esito di un test, una validazione o una revisione e tentare una correzione. Ripetere lo stesso processo con una risposta diversa non garantisce un risultato migliore. Huang e colleghi hanno mostrato che l’auto-correzione senza feedback esterno può lasciare invariato il ragionamento o persino peggiorarlo. Un test eseguito, un vincolo di schema o il giudizio di un revisore forniscono un segnale indipendente dal testo che l’agente ha appena prodotto, senza quel segnale, il ciclo rischia di confondere una nuova versione con un progresso.

Automatizzare processi che cambiano durante l’esecuzione

Anthropic distingue i workflow, nei quali il codice definisce i percorsi, dagli agenti, che scelgono dinamicamente come procedere e quali strumenti usare. Questa libertà aiuta nei processi in cui le eccezioni cambiano spesso il percorso previsto.

Un ticket tecnico mostra bene il vantaggio e il costo di questa libertà. Un flusso fisso può classificarlo e assegnarlo mentre un agente può anche leggere i log, cercare incidenti simili, tentare una diagnosi e chiedere il dato che manca. Se tutti i ticket seguono sempre gli stessi quattro passaggi, il flusso fisso costa meno ed è più prevedibile. Il Corso AI Agentic Application approfondisce la scelta tra workflow agentici e architetture deterministiche.

 

loop engineering

Loop engineering e prompt engineering: differenze e punti in comune

Il prompt engineering definisce le istruzioni che il modello riceve, il loop engineering organizza ciò che accade tra un’istruzione e quella successiva. Comprende lo stato persistente, la selezione degli strumenti, la forma dei loro output, i verificatori, i limiti di spesa e le autorizzazioni.

Un prompt ambiguo rimane un problema e può propagare l’errore per diversi turni, ma anche il contesto richiede molta cura, riempirlo con log, documenti e tentativi precedenti senza selezione rende più difficile trovare l’informazione utile.

In azienda questo lavoro coinvolge il processo e le responsabilità delle persone che lo governano. Bisogna sapere da dove arrivano i dati, chi può autorizzare un’azione e chi risponde dell’esito. Il corso su come integrare l’AI in azienda affronta l’automazione insieme a questi vincoli operativi e organizzativi.

Quando conviene utilizzare un agent loop

Un agent loop ha senso quando il percorso può cambiare e l’esito è osservabile. Se il percorso è stabile, un workflow scritto nel codice offre più controllo, se l’esito non è verificabile, una persona deve valutare i passaggi decisivi. Concedere più turni a un agente privo di feedback produce soltanto più tentativi.

Coding e sviluppo software

Il coding si presta bene ai cicli agentici perché compilatore, test e linter restituiscono segnali leggibili dalla macchina. L’agente modifica il codice, esegue i controlli e usa gli errori per scegliere il tentativo seguente.

I test misurano soltanto i comportamenti che chi li ha scritti ha deciso di coprire. Un agente può portarli tutti a verde introducendo un comportamento indesiderato altrove, oppure adattare il codice a un test scritto male. La revisione umana e i controlli sul repository restano necessari, soprattutto per modifiche architetturali, dipendenze e sicurezza.

Ricerca e analisi di informazioni

Durante una ricerca, ogni fonte può confermare un’ipotesi, smentirla o suggerire una query diversa, l’agente può confrontare documenti, seguire citazioni e cercare una fonte primaria. Qui il feedback è più debole rispetto a un test automatico. Una pagina raggiungibile può essere vecchia, interessata o sbagliata senza dare segnali evidenti al modello.

La raccolta delle fonti e la loro verifica richiedono criteri e passaggi separati. L’agente che trova una fonte non dovrebbe considerarla attendibile per il solo fatto di averla trovata. Autore, data, metodo e rapporto con l’affermazione sostenuta devono pesare nella valutazione della fonte.

Automazione di workflow aziendali

L’automazione con agenti AI funziona meglio nei processi ricchi di eccezioni ma delimitati da regole chiare. Un agente può preparare una risposta, aggiornare una pratica o proporre una classificazione. Prima di un pagamento, una comunicazione pubblica o una decisione con effetti legali, il sistema dovrebbe fermarsi e chiedere conferma.

Questo è il ruolo del human in the loop AI. La persona presidia i punti ad alto impatto, invece di controllare ogni micro-passaggio. Questa analisi video sugli agenti AI e l’automazione offre un ulteriore approfondimento operativo.

Come progettare un loop efficace

La progettazione di un loop parte da una descrizione verificabile del risultato atteso. Il sistema deve riconoscere il successo, il fallimento e i casi nei quali serve aiuto. Strumenti, memoria e grado di autonomia si scelgono sulla base di questi criteri.

Definire obiettivo e condizioni di uscita

«Migliora questo progetto» lascia all’agente la scelta del significato di “migliore”. «Porta tutti i test della cartella auth a verde senza modificare l’API pubblica» definisce un risultato osservabile e un confine.

Alla condizione di successo servono limiti su turni, tempo o budget e serve anche un comportamento previsto per il fallimento, come salvare lo stato, produrre un resoconto e passare il lavoro a una persona. L’OpenAI Agents SDK, per esempio, espone il parametro max_turns e solleva un errore quando l’esecuzione supera il tetto impostato.

Scegliere strumenti, dati e feedback disponibili

Gli strumenti funzionano meglio quando hanno responsabilità strette, input chiari e risultati facili da interpretare. Cento pagine di log grezzi appesantiscono il contesto e lasciano al modello il compito di indovinare che cosa conta. Un output con esito, errori e riferimento all’artefatto permette una decisione più precisa.

Il feedback dovrebbe arrivare dall’ambiente sul quale l’agente sta agendo. Test eseguiti, documenti recuperati, vincoli di schema e regole aziendali offrono verifiche esterne. Quando queste verifiche mancano, vanno costruite prima di aumentare il numero di iterazioni o l’autonomia concessa.

Impostare controlli e supervisione umana

Lo human-in-the-loop può sospendere una tool call sensibile, conservare lo stato e riprendere dopo una decisione, per esempio in LangChain prevede l’approvazione, la modifica o il rifiuto dell’azione proposta dall’agente.

La conferma deve arrivare prima dell’effetto difficile da annullare, i permessi appartengono al software, non alle istruzioni rivolte al modello. Sandbox, accessi minimi e guardrail bloccanti riducono il danno possibile anche quando l’agente interpreta male il compito.

I rischi degli agenti AI in loop

Ogni iterazione può amplificare un buon risultato oppure trascinare in avanti una premessa sbagliata. I rischi riguardano soprattutto la mancata convergenza, la qualità del feedback e il potere concesso agli strumenti.

Loop infiniti e consumo inutile di risorse

Nella pratica, il problema assume spesso la forma di una mancata convergenza. L’agente prova variazioni, rilegge gli stessi dati e consuma turni senza avvicinarsi al risultato. Un tetto alle iterazioni interrompe il consumo, mentre log leggibili aiutano a capire se il compito è difficile o se il ciclo è bloccato.

Anche un loop che termina può sprecare risorse quando usa modelli costosi e contesti enormi per decisioni banali. La scelta del modello, la quantità di dati passati a ogni turno e la frequenza dei controlli incidono sul costo totale.

Errori che si propagano tra un’iterazione e l’altra

Un risultato errato salvato nello stato diventa la premessa delle decisioni successive. Lo stesso accade quando il verificatore misura la cosa sbagliata. Un agente incaricato di ridurre i tempi di risposta potrebbe chiudere i ticket troppo presto se la metrica premia soltanto la velocità.

Memoria e feedback meritano gli stessi controlli del prompt iniziale. Conviene registrare la provenienza dei dati, distinguere fatti e ipotesi e impedire che una conclusione non verificata diventi automaticamente parte dello stato permanente.

Sicurezza, autorizzazioni e controllo delle azioni

Ogni nuovo strumento amplia ciò che l’agente può fare. Leggere un documento, inviare una mail e cancellare un record richiedono livelli di autorizzazione diversi. Accessi minimi, ambienti isolati e tracciamento delle azioni riducono la portata di un eventuale errore.

Le azioni difficili da annullare richiedono controlli più forti. Un agente può preparare una query SQL e mostrarla a un operatore. L’esecuzione su un database di produzione dovrebbe dipendere da permessi separati e da un’approvazione esplicita.

Il loop engineering sarà una competenza chiave per lavorare con gli agenti AI? Il parere di Data Masters

Il nome potrebbe cambiare in fretta, come ormai siamo abituati nel lessico dell’AI. La competenza resterà utile perché costringe a trasformare obiettivi vaghi in criteri verificabili, a scegliere quali informazioni conservare e a decidere dove l’autonomia deve fermarsi.

Prompt engineering e loop engineering lavorano su livelli diversi dello stesso sistema. Il primo cura le istruzioni, il secondo governa feedback, strumenti, stato e permessi. Questa prospettiva aiuta anche a evitare architetture inutilmente complesse. Un percorso fisso merita un workflow, un esito ambiguo richiede una persona nel ciclo ed un problema variabile con feedback verificabile è un buon candidato per un agentic loop.

Prima di automatizzare un processo, scrivi che cosa significa “finito bene” e chi può verificarlo. Se la risposta è precisa, hai già il primo requisito per progettare il tuo loop.

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Simone Truglia

AUTORE:Simone Truglia Apri profilo LinkedIn

Simone è un Ingegnere Informatico con specializzazione nei sistemi automatici e con una grande passione per la matematica, la programmazione e l’intelligenza artificiale. Ha lavorato con diverse aziende europee, aiutandole ad acquisire e ad estrarre il massimo valore dai principali dati a loro disposizione.