In pochi mesi gli agenti AI dedicati al frontend e UX/UI Design sono passati da gadget da provare a veri e propri alleati di attività quotidiane. Kombai nasce proprio con questo obiettivo: trasformare i file di design in codice pulito, accelerare la prototipazione e supportare una parte consistente del lavoro ripetitivo su HTML, CSS e componenti.

Andiamo a vedere cos’è Kombai, come funziona nel concreto con strumenti come Figma e gli editor moderni, quali vantaggi offre a sviluppatori e team aziendali e quali limiti è bene conoscere prima di adottarlo nei propri workflow.

 

Cos’è Kombai

Kombai è un agente AI pensato apposta per il frontend development: un assistente che prova a trasformare bozze e design in codice funzionante, già pronto per essere inserito nel progetto. Si integra con strumenti di design e editor popolari come Figma, VS Code e Cursor per ridurre i noiosi lavori ripetitivi ed accelerare le fasi di prototipazione. Possiamo quindi immaginarcelo come un collega che non si stanca mai di scrivere markup.

 

Cosa può fare Kombai nello sviluppo front-end

 

Conversione del design in codice funzionante

La funzionalità più evidente di Kombai è la conversione da design a codice: carichi un file Figma (o usi il plugin) e ottieni HTML, CSS e componenti JS/TS che replicano l’aspetto visivo. 

L’AI interpreta la struttura dei layer, riconosce pattern e propone una mappatura semantica verso elementi web. Naturalmente il risultato dipende dalla qualità del file di partenza: design ordinati e con naming coerenti producono output più affidabili. In pratica Kombai riduce i passaggi noiosi (e a volte problematici) tra designer e dev, ma non elimina la necessità di rifinire accessibilità, semantica e integrazione con lo stack.

 

Generazione di componenti e output front-end

Kombai può generare componenti per librerie moderne come React (e in molti casi adattarsi a Vue o a framework simili), con struttura di props, gestione dello stato e suggerimenti per la performance. 

L’obiettivo è fornire snippet pronti da inserire nell’IDE, riducendo il time-to-prototype. Questo rende Kombai particolarmente utile per sviluppatori che lavorano su interfacce complesse e vogliono accelerare il lavoro ripetitivo, mantenendo però il controllo sulle scelte architetturali e sul refactor necessario per la produzione.

 

Funzionalità avanzate basate su AI agent

Kombai non è soltanto un generatore di singoli snippet: è un agente che può orchestrare task composti, eseguire iterazioni automatiche, verificare e correggere codice sulla base di test o regole definite. Questo approccio agentic consente di automatizzare flussi di lavoro più articolati, dalla trasformazione di un layout in una libreria di componenti fino alla generazione di storie per Storybook o di test di base, mantenendo un loop di feedback tra sviluppatore e agente.

Come funziona Kombai

Dietro Kombai ci sono modelli di linguaggio ottimizzati per la generazione di codice e moduli di interpretazione visiva che analizzano i file di design. Quello che fa Kombai è estrarre la struttura visiva, identificare i componenti ricorrenti e mapparli su costrutti HTML/CSS/JS, offrendo output che possono essere testati direttamente in locale ed affinati iterativamente dall’utente. L’integrazione con editor come VSCode (e, in alcune integrazioni, con strumenti come Cursor) rende il ciclo di edit -> test -> feedback molto rapido: si genera, si verifica ed eventualmente si chiede all’agente di correggere o migliorare.

 

Per ottenere risultati consistenti è utile curare il prompt e il file di design, layer ben nominati, componenti riutilizzabili e una libreria di riferimento rendono Kombai più preciso. Nel nostro catalogo abbiamo infatti il  Corso di AI Prompt Engineering adatto per chi voglia migliorare le proprie skill nella scrittura di prompt per agenti AI.

 

Considerazioni critiche e limiti

Kombai ha dei limiti ben definiti, può faticare con design ambigui, con layout estremamente personalizzati o con logiche di UI molto complesse che richiedono decisioni di architettura. 

L’AI può generare codice non ottimale in edge case, introdurre duplicazioni o produrre soluzioni non conformi agli standard di accessibilità se non guidata correttamente. Inoltre va considerato l’impatto economico, dato che l’uso massivo di agenti ha costi computazionali ed operativi da monitorare.

 

Kombai per i progetti aziendali: i consigli di Data Masters

In azienda Kombai può essere una leva potente per velocizzare prototipi e ridurre i tempi di produzione, ma non va adottato alla cieca, come del resto qualsiasi agente AI. Bisogna stabilire convenzioni di stile, naming convention e una component library di riferimento che aiuti a mantenere coerenza e qualità. È fondamentale inserire il codice generato in processi di code review, test e integrazione continua prima di portarlo in produzione.

Un altro aspetto critico riguarda la sicurezza e la compliance, è necessario verificare le dipendenze, controllare che non vengano aggiunti snippet con vulnerabilità e stabilire responsabilità chiare nella revisione del codice. Kombai è un acceleratore, non una bacchetta magica e per sfruttarlo al meglio bisogna combinarlo con policy aziendali, automazione dei test e formazione del team. Per chi vuole sperimentare pattern più innovativi di collaborazione tra developer e AI, la nostra guida al vibe coding offre spunti pratici su come integrare strumenti AI-powered nel workflow quotidiano.

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Vincenzo Maritati

AUTORE:Vincenzo Maritati Apri profilo LinkedIn

Vincenzo è Co-founder di Data Masters, AI Academy per la formazione in Intelligenza Artificiale, Machine Learning e Data Science. È un ricercatore informatico che lavora attivamente nel campo dell’Intelligenza Artificiale, coordinando progetti di ricerca e sviluppo che spaziano in diversi ambiti, come la mobilità intelligente, sistemi di telemedicina, la manutenzione predittiva, il controllo della produzione industriale e la formazione.