Sedici sviluppatori esperti hanno lavorato con strumenti di AI su 246 attività reali, dentro repository che conoscevano bene. A lavoro finito erano convinti di aver risparmiato circa il 20% del tempo. Il cronometro dell’esperimento randomizzato di METR, pubblicato il 10 luglio 2025 con i modelli Claude 3.5 e 3.7 Sonnet allora disponibili, diceva il contrario, cioè il 19% di tempo in più. Nello stesso periodo, uno studio uscito sul Quarterly Journal of Economics nel maggio 2025 misurava su 5.172 agenti di customer support un aumento del 15% dei casi risolti per ora.

Sono due misure rigorose con segno opposto, e a separarle sono le persone e i compiti più della tecnologia.

Perché il prompt engineering è diventato una competenza strategica in azienda

Nello studio sul customer support i guadagni maggiori vanno ai lavoratori meno esperti, mentre per i più esperti si registrano piccoli cali di qualità. Nell’esperimento METR il rallentamento colpisce professionisti senior su lavoro complesso nel loro dominio. Per chi deve decidere dove mettere formazione e budget questa è l’informazione utile, molto più di una percentuale di risparmio promessa in generale, perché indica un ordine di priorità. Si comincia dalle attività ripetitive e ben definite e dai profili con meno anzianità, e si procede con misurazione e cautela dove le persone sono già molto brave a fare quello che fanno.

Secondo il comunicato Istat del 15 dicembre 2025, nel 2025 il 16,4% delle imprese con almeno dieci addetti usa almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, con un divario largo fra grandi imprese, al 53,1%, e PMI, al 15,7%. Eurostat, l’11 dicembre 2025, colloca la media UE al 20,0% contro il 13,5% dell’anno prima. Su un responsabile pesa però soprattutto un altro dato dello stesso comunicato Istat, e cioè che fra le imprese che hanno valutato un investimento in AI senza realizzarlo quasi il 60% indica la mancanza di competenze come freno, e non l’infrastruttura o i fornitori.

Il prompt engineering è il perimetro di quella competenza, ovvero la pratica di scrivere richieste efficaci a un modello linguistico, a partire dalle istruzioni persistenti che ne fissano ruolo e vincoli. Se servono le basi del prompt engineering prima di proseguire, quello è il punto di partenza.

Quei sedici professionisti dell’esperimento METR hanno sbagliato la valutazione del proprio lavoro, e l’hanno sbagliata in positivo, che è poi la lezione più scomoda di tutta la misura. Se non misuri, la tua sensazione non è un dato.

Le linee guida per creare prompt efficaci

Le leve documentate da Anthropic, OpenAI e Google sono poche e in larga parte le stesse, il che è già un fatto rilevante. Tre aziende che competono fra loro descrivono lo stesso insieme ristretto di mosse, istruzioni esplicite, contesto, esempi, ruolo e formato atteso, che poi sono le stesse cose che rendono chiara una richiesta a un collega appena arrivato.

Definire obiettivi, contesto e output atteso

Anthropic suggerisce di pensare al modello come a un collega brillante ma nuovo, che non conosce le vostre norme e i vostri flussi di lavoro, e ne ricava una regola diagnostica precisa, per cui se quel collega resterebbe confuso davanti alla richiesta lo sarà anche il modello. Ne viene la prima leva, la specificità, visto che chiedere di creare una dashboard analitica produce una cosa qualsiasi, mentre elencare quali elementi e quali interazioni deve contenere produce quella che serve.

La seconda leva è meno intuitiva e riguarda la motivazione dietro l’istruzione. Spiegare perché si chiede una cosa migliora l’output più del divieto secco, e l’esempio di Anthropic è un testo destinato a un sintetizzatore vocale, dove dire a cosa serve funziona meglio che vietare i puntini di sospensione.

Il ruolo assegnato al modello va tenuto distinto, e Google lo mette fra i quattro componenti di un prompt efficace, insieme ad attività, contesto e formato, precisando che non serve usarli tutti ogni volta, mentre OpenAI raccomanda di tenere tono e ruolo nelle istruzioni di sistema e i dettagli del compito nei messaggi successivi.

Standardizzare i prompt per ottenere risultati coerenti

Un responsabile vuole un livello minimo garantito su trenta persone, più del prompt geniale del collega bravo. Gli esempi sono la leva più diretta in quel senso, e Anthropic li descrive come uno dei modi più affidabili per orientare formato, tono e struttura. Devono essere rilevanti, diversi fra loro e strutturati, e la documentazione indica tre-cinque esempi come intervallo con i risultati migliori.

Google avverte su entrambi i lati, perché gli esempi vanno sempre accompagnati da istruzioni chiare, altrimenti il modello coglie schemi che nessuno voleva insegnargli, e troppi esempi lo portano ad adattarsi a quelli perdendo generalità. Aiuta anche separare il prompt in sezioni etichettate, tenendo distinte istruzioni, contesto e materiale da elaborare, così si riducono le interpretazioni sbagliate.

Prompt engineering

Gli errori più comuni nel prompt engineering aziendale

Gli errori che si ripetono nei team riguardano l’aspettativa più della scrittura, e nascono dal credere che il modello sappia cose che nessuno gli ha detto, o che se un testo è ben scritto allora è anche corretto.

Prompt troppo generici, incompleti o ambigui

La forma più diffusa è la richiesta-telegramma, tre parole che producono un output mediocre, nessuno che sappia spiegarsi il perché e la conclusione affrettata che lo strumento non funziona. Qui la regola del collega senza contesto funziona come test più che come consiglio. Prima di rilanciare si rilegge la richiesta chiedendosi cosa una persona nuova non potrebbe sapere, e quasi sempre manca il destinatario dell’output, il vincolo di lunghezza o l’uso che se ne farà.

Trascurare il contesto e le informazioni disponibili

L’errore opposto, incollare tutto per sicurezza, ha una ragione tecnica misurata, e il technical report di Chroma del 14 luglio 2025, su diciotto modelli fra cui GPT-4.1, Claude 4, Gemini 2.5 e Qwen3, oggi in buona parte superati, mostra che i modelli non usano il contesto in modo uniforme e diventano meno affidabili man mano che l’input si allunga, anche su compiti semplici. La finestra di contesto è la capienza, mentre il contesto è quello che ci mettete dentro.

Affidarsi all’AI senza verificare gli output

Un output plausibile può essere falso per una ragione strutturale, e un lavoro di Kalai, Nachum, Vempala e Zhang del 4 settembre 2025, firmato da ricercatori di OpenAI e Georgia Tech e quindi da una parte interessata, argomenta che il modo in cui i modelli vengono addestrati e valutati premia il tirare a indovinare rispetto all’ammettere incertezza. La tendenza a fidarsi in automatico di un sistema ha un nome, automation bias, e l’AI Act la nomina all’articolo 14 fra le cose di cui chi sorveglia deve restare consapevole. Quell’articolo riguarda i sistemi ad alto rischio, non chiunque apra un assistente in ufficio, e va preso come principio ispiratore. Il caso METR resta il promemoria più efficace, dato che lì l’autovalutazione andava nella direzione opposta alla misura.

Come organizzare il prompt engineering all’interno dei team

La domanda a questo punto diventa un’altra, come si ottiene che trenta persone scrivano prompt decenti senza stare lì a controllarle una per una, che è un problema diverso dallo scrivere il singolo buon prompt.

Creare una libreria condivisa di prompt

Microsoft ci sta provando con Microsoft 365 Copilot, prompt pubblicati dall’organizzazione che compaiono come suggerimenti dentro gli strumenti che le persone già usano, dalla chat al browser agli spazi di collaborazione. Ogni voce ha titolo, testo, lingua, tipo di attività e app supportate, più un campo facoltativo di reparto per filtrare, e si importa o esporta in CSV. I limiti dichiarati nella documentazione aggiornata al 18 agosto 2026 sono altrettanto istruttivi, fino a mille prompt per tenant, quattro in evidenza, ottomila caratteri per il testo e trentacinque per il titolo. La funzione è in programma di anteprima, e disponibilità e capacità possono cambiare.

Fuori dai fornitori non risultano studi pubblici che misurino l’efficacia delle librerie di prompt, e chi ve la vende come pratica di settore consolidata sta andando oltre le prove. Quello che si porta a casa è il meccanismo, pochi prompt approvati, visibili nel punto in cui il lavoro accade, con qualcuno che risponde di ciascuno.

Definire processi, responsabilità e attività di revisione

Nel caso Microsoft la gestione è riservata a due ruoli amministrativi specifici, ed è un dettaglio che vale come principio, perché l’accesso in scrittura a una libreria condivisa va ristretto per costruzione. Chi pubblica e chi verifica devono essere nomi, non funzioni generiche. OpenAI mette la revisione dei prompt nello stesso flusso con cui si rivede il prodotto, e Anthropic descrive come si costruiscono i test relativi, con criteri di successo specifici, misurabili, raggiungibili e rilevanti, molte domande valutate automaticamente meglio che poche giudicate a mano, e casi limite dentro il set, dagli input irrilevanti a quelli lunghi a quelli ambigui.

La stessa funzione Microsoft offre statistiche per singolo prompt, con utenti attivi e invii a sette, quattordici e ventotto giorni. Misurano l’adozione, non la qualità di quello che esce, e confondere le due cose è il modo più elegante di non accorgersi che la libreria non funziona.

Dal prompt engineering al Context Engineering

Anthropic, in un intervento del 29 settembre 2025, distingue le due pratiche senza contrapporle. Scrivere buoni prompt resta un compito discreto, mentre l’ingegneria del contesto è iterativa, perché il contesto va curato a ogni passo e non deciso una volta sola.

Quando il prompt non basta più

Che il prompt non basti più lo si riconosce senza competenze tecniche, e succede quando la richiesta ha bisogno di documenti aziendali che il modello non ha mai visto e che nessuno gli sta passando, quando la conversazione si allunga e la qualità cala, il degrado misurato da Chroma nel report del luglio 2025 e chiamato context rot, oppure quando il compito, invece di una domanda con la sua risposta, è una sequenza di passi in cui ognuno dipende da cosa è successo prima.

Il ruolo dell’ingegneria del contesto nelle applicazioni AI avanzate

Anthropic la definisce come l’insieme delle strategie per curare e mantenere l’insieme ottimale di informazioni che il modello ha davanti mentre lavora. Il blog di LangChain, in un articolo del 2 luglio 2025, la organizza in quattro strategie, ovvero scrivere il contesto fuori dalla conversazione, selezionare cosa farvi rientrare, comprimerlo e isolarlo, e riporta la formulazione di Andrej Karpathy sul riempire la finestra con esattamente le informazioni giuste per il passo successivo. Basta come vocabolario minimo per capire cosa vi stanno proponendo quando l’IT o un fornitore parla di queste cose.

Come sviluppare competenze di prompt engineering nei team aziendali: i consigli di Data Masters

La sequenza che regge comincia dalla scelta dei compiti, da attività ripetitive e ben definite e dai profili meno esperti, dove l’evidenza disponibile è favorevole, tenendo sotto misurazione tutto il resto. Poi si passa dalla stima alla misura, perché la percezione è già stata smentita da un cronometro su sedici professionisti che avevano ogni ragione di conoscere il proprio mestiere.

La formazione va sulle poche leve documentate, non sui template pronti, dato che un template scaricato smette di funzionare appena cambia il processo che lo circonda mentre la capacità di specificare un compito no. La libreria condivisa, se la si costruisce, ha un proprietario e un’occasione periodica di revisione. La verifica umana resta un passo del processo, con un momento e un responsabile.

L’alfabetizzazione all’AI rientra nel perimetro dell’AI Act dal 2 febbraio 2025, e con l’entrata in vigore dell’AI Omnibus il 27 luglio 2026 il requisito per le aziende risulta semplificato, con Commissione e Stati membri in un ruolo più forte nel promuoverla, mentre le scadenze per l’alto rischio si spostano al 2 dicembre 2027 e al 2 agosto 2028. Chi vi dice che la legge vi obbliga a garantire l’alfabetizzazione del personale sta usando una formulazione superata.

Formare resta comunque la leva su cui quasi il 60% delle imprese italiane che hanno rinunciato a investire ha dichiarato di avere un problema. Per un percorso strutturato su queste competenze, il Corso AI Prompt Engineering è pensato per chi deve portare la pratica dentro un team, e non solo dentro la propria giornata.

 

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Giuseppe Mastrandrea

AUTORE:Giuseppe Mastrandrea Apri profilo LinkedIn

Giuseppe è un Ingegnere Informatico con una forte specializzazione e pubblicazioni in ambito Computer Vision. Da circa 8 anni si dedica all’insegnamento in ambito informatico e alla formazione sulle tecnologie emergenti tra le quali il Machine Learning.